Resta che una parte del cuore sarà sempre sospesa
Senza fare rumore, come fosse in attesa
Di quel raggio di sole che eravamo io e te.
Nothing Compares to You
Riordino, raccolgo, riassumo. Metto in liste.
Since I started writing lists, everything seems to make sense: I see connections where I saw symbols, I grasp deep meanings hidden in words, names, alphabetical orders.
The point is that nothing compares to you.
No matter how far we go, the people we love, the dreams we see - 夢を見る - we will only be the place that we feel home.
Otherwise how could you hold me like that on Sunday night when everything for a moment seemed to be falling apart - and then make me understand without a word that nothing was actually lost at all - how could you listen patiently as I talked about memories, sex, lists, weather and rain, how could we imagine trips we’ll never make and homes we’ll never share?
Otherwise how could it be that we are so different -one from the other and all of us from what we used to be - and yet nothing seems to have changed?
Forse la normalità non è abbastanza, forse ho bisogno di lottare contro il mondo. È un po’ che ci penso.
Il giorno in cui lottare contro il mondo non sarà più lottare l’uno contro l’altro, il giorno in cui riusciremo ad allearci sarà il giorno in cui potremo stare insieme.
Riordino pensieri, raccolgo silenzio e lucidità, riassumo impressioni di una settimana che è sembrata una vita intera.
Memories and Desires
I ricordi sono una materia instabile, malleabile, che cambia ed evolve nel corso del tempo. La maggior parte dei miei ricordi sono legati a degli odori, specialmente ad alcuni odori nuovi, sconosciuti, a cui non riesco a dare un nome: da bambina ho associato talmente tanti odori a delle immagini ben precise da riuscire a richiamare alla mente un ricordo per ogni profumo che sento - e ci sono odori che hanno un impatto così forte sul mio umore da ritrovarmi quasi in lacrime per il profumo senza nome che portava mia nonna, che una volta ho ritrovato per le calli di Venezia, o da provare un odio istantaneo appena mi ritrovo nelle vicinanze di un ospedale, o di qualcuno che ne porta in giro il tanfo di malattia e detergente.
Gli odori che mi attraggono influenzano poi in modo più o meno imprevedibile la mia vita.
Alla ricerca dell’odore di S., la mia prima anima affine, mi sono innamorata del Giappone - e l’ho ritrovato a volte nell’aria torrida di Kanazawa e sulla Toyoko-sen una mattina di giugno.
In parte preda della nostalgia per l’odore di Londra, che sapeva di spensieratezza, di felicità, di altri tempi, sono tornata qui ormai quasi un anno fa - e non posso fare a meno di sorridere quando penso che l’unico luogo in cui riesco a trovarlo oggi è così vicino al posto in cui lavoro, come se fosse stato quell’odore a portarmici, come se tutto avesse una logica, un senso, anche se solo nella mia testa.
L’odore di Londra è diventato l’odore di Holborn. E l’odore di quell’estate è diventato l’odore di Victoria Station. In questo senso i ricordi evolvono nel corso degli anni.
Oggi più saggia, ormai una piccola Jean-Baptiste Grenouille, alcuni odori che saranno ricordi li riconosco all’istante - nel momento in cui li sento per la prima volta, so già che quando li ritroverò saranno legati a un momento, a un’immagine precisa. Mi lasciano la sensazione unica di quando un ricordo ti si fissa nella mente, una sensazione specifica, sofferta ma necessaria, imprescindibile.
L’odore della Victoria Line sa di una mattina in cui io e F. andavamo a scuola, appena arrivate, con in mano un caffè di Wild Bean.
L’odore della potato salad sa di Tottenham Hale, che quando ci passo mi sembra sempre come l’inizio del mondo.
L’odore che chiamo quello delle gallerie d’arte, quello che ho ritrovato alla Somerset House, sa di Design Festa Gallery, di Harajuku.
Sono questi odori adesso a guidare le mie scelte, a darmi la chiarezza necessaria a vedere una strada davanti a me - il pensiero è qualcosa di sciocco come “E’ in questo odore che voglio vivere la mia vita” ma va interpretato, come la materia dei sogni: significa “Questo è ciò che mi interessa, che mi stimola, che dev’esserci perché io possa essere felice”.
E non posso che seguirli, che convincermi che mi guideranno davvero in una qualche direzione, che sia o meno quella giusta.
A volte mi sembra di avere in testa tutto un mondo immaginario fatto di sciocchezze simili, una trama attraverso cui guardare la mia vita, creata giusto per avere qualcosa da raccontarmi quando mi annoio - mentre lavo i piatti, mentre cucino teppanyaki, mentre fisso il libro di test dell’IELTS ascoltando le conversazioni degli altri da Caffé Nero.
You can make the blue sky blush
Quando parlo, gli altri tendono a non capirmi, a non seguire i miei ragionamenti, a scuotere la testa - No, non ho capito dice spesso F. - davanti alle mie affermazioni sconclusionate: vengo presa dall’ansia delle cose da dire, di farmi capire al meglio e finisco per lasciarmi distrarre dai mille pensieri diversi, che la lingua non mi permette di riassumere in poche parole, dalla forma delle frasi, che astraggo dal contenuto.
Ma quando scrivo, tutto sembra chiarificarsi: T. riesce a dire qualcosa come That’s a good way to say it e a me sembra di non dovermi sempre sforzare a farmi capire, che le mie parole seguano un percorso tutto loro alla fine del quale il messaggio arriva a destinazione, perlomeno se chi lo riceve ha voglia di capire.
Lancio le parole in aria, le soffio via e misteriosamente riescono sempre a raggiungere qualcuno.
Ho concepito un piano per una di queste mattine estive - che ormai non importa più quanto ancora dureranno, ho già fatto scorta di sole e caldo per almeno tre mesi: andare ai Margravine Gardens con T., sedermi sull’erba e fare bolle di sapone mentre guardiamo gli scoiattoli correre tra le vecchie lapidi.
I Margravine Gardens sono un pensiero costante delle mie giornate, come la fine del mondo.
Ieri, ai Lincoln’s Inn Fields, S. non riusciva a smettere di ridere quando gli ho detto che lately I really got into the end of the world. Di S., del tempo che passiamo insieme, mi stupisce l’assurdità costante delle nostre conversazioni; quando ci lasciamo, mi sembra sempre di tornare da un altro mondo.
Mi affascina la forma diversa che prende tutto quando c’è qualcuno che voglio vedere, il cui solo pensiero riesce a farmi sorridere. Sembra che tutto sia più accettabile, coerente, sensato.
Mi spaventa a volte la fragilità dei miei sentimenti, il modo in cui possono facilmente essere soffiati via, sbriciolati, sventrati da qualunque agente esterno.
Lascio che gli altri insinuino dubbi, parlino a sproposito, dicano senza intendere, mi faccio convincere invece di fidarmi del mio istinto e del mio own modo di pensare.
Ho bisogno anche dell’approvazione di persone che odio per fidarmi dei miei sentimenti.
Una cazzo di banderuola al vento.
T. ha in camera un telescopio come quello nello studio del principe di Salina. In camera filtra la luce tiepida, rosea del primo mattino e lui mi dice di guardare attraverso il telescopio, così io guardo e vedo un pianeta grandissimo, luminosissimo, molto simile alla terra.



